Le Mani e Pier Cortese
Sapienza, Aula Magna del Rettorato
Ore 00.30
Le Mani
Le Mani sono un fiume, una confluenza musicale che si è compiuta a Roma, ma che arriva da una città lontana dal chiasso di qualsiasi metropoli, Matera.
Alcuni dei componenti della band hanno suonato per anni nella Capitale: si chiamavano No Men’s Code e portavano avanti un crossover senza grandi sconti.
Vaste le loro passioni, dal metal più evoluto, quello contemporaneo, al rock storico.
Nel 2004, l’incontro con gli Ar.Ca.Dia, con il canto e l’attenzione alle parole di Gigi, è stato il big bang per una nuova avventura, fatta di punti vista complementari, mai univoci, che hanno innescato un clima assolutamente creativo.
Le idee hanno cominciato a rimbalzare fra di loro, arricchendo la prospettiva sonora, portandola verso un pop indipendente contemporaneo, che non ha rinunciato ai momenti di forza e all’elettricità, sul palco e in studio.
Il nome Le Mani nasce per mettere in evidenza un approccio senza rete, di sensibilità pura e semplice nei confronti delle emozioni.
Una parte del corpo che mette costantemente in contatto con la realtà, che può accarezzare e aggredire, come la musica che viene suonata.
L’album “In fondo” arriva dopo un percorso non troppo tortuoso, fatto di tantissime date dal vivo, di infinite ore in sala prove, di qualche delusione e di molti entusiasmi, e approda in una casa discografica senza che la band debba per questo cambiare nessuna delle sue caratteristiche.
Le canzoni che vengono offerte sono introspettive e squillanti, tenere ed energiche, trasognate e puramente rock. Il segreto, dietro ad ogni brano, sta nella passione che lo ha generato.
La musica è una componente essenziale del gioco, grazie ad un organico che mette a fianco chitarra e tastiere (Antonio e Angelo), la voce spiegata di Gigi e il ritmo serrato di Ciccio (basso) e (batteria) Marco.
L’appartenenza a una generazione è indubbia; volerla esprimere a proprio modo è una delle prerogative di questa band con le idee molto chiare.
Fra le altre, quella di rimanere sfuggente e aperta, sull’onda di una suggestione continua, una delle qualità principali dell’album.
Non solo rock, in fondo.
Le Mani sono: Antonio Marcucci Chitarre, Luigi Scarangella Voce, Francesco Stoia (Ciccio) Basso, Marco Pisanelli Batteria, Angelo Perna Tastiere
Pier Cortese
Un lavoro che lo ha scelto, una vocazione a cui non ha potuto resistere.
Pier Cortese, romano, classe 1977, vive innanzi tutto la musica come una passione assoluta, un modo per vedere la realtà, per cantarla attraverso il quotidiano, per renderla filastrocca o racconto toccante.
Uno stile fatto di leggerezza, forse; mai di superficialità. In questo viaggio si è trovato non per caso, ma per scelta, scoprendo improvvisamente di avere un talento per le note, per le melodie.
Il suo gusto è sempre stato onnivoro, con un interesse inedito, almeno in Italia, per la struttura dei pezzi, per le armonie piuttosto che per la semplicità fine a se stessa.
Senza un mito particolare, Pier si è messo a suonare tanto Jeff Buckley, quanto il pop italiano; per lui le note si possono nascondere dietro a un colore, un sapore, qualcosa di paesaggistico o di emozionale più che ad un personaggio.
Per dieci anni ci sono stati la scoperta, notturna, dei locali della sua città, i contatti con Max Gazzé, l’apprezzamento della scena giovane maggiormente legata alle parole ed alla rappresentazione minimale della vita.
Partecipare ai concorsi, vincerli (il Giffoni Music Concept, il Musicultura di Recanati…), avvicinarsi a piccole etichette, è stato questo il percorso di apprendistato di un personaggio curioso di tutto ciò che gli vive di fianco. Un singolo per BMG, nel 1999 (Il clown), l’anno successivo l’apertura ai concerti del trio Consoli- Gazzè-Turci, e poi un rovistare nella propria creatività.
Fino all’arrivo in Universal, dopo altre avventure e un continuo lavoro dal vivo, con amici come Marco Fabi e Simone Cristicchi, con cui ha condiviso spesso palchi e presenze nei club della capitale.
Nel settembre del 2006 è arrivato Contraddizioni.
Un disco che parte da lontano, raccoglie dieci anni di storia personale dell’artista e ne fa un sunto, se vogliamo, tutt’altro che divagante.
Sono pezzi che ripercorrono una strada avventurosa, ben lungi dall’essersi esaurita.
Pier Cortese ha presentato a Sanremo una canzone, Non ho tempo, in cui il ritmo affannoso dei nostri giorni diventa filastrocca, tutt’altro che rasserenante, anche questa figlia di un’epoca confusa e non troppo felice, di cui essere, almeno, consapevoli.



